Petroglyph and Linguistic Study Project
NEOM – Area di Bajdah, Arabia nord-occidentale
Fase 1, stagione 2024-2025
Il contesto
Nel cuore dell’Arabia nord-occidentale, dove per millenni si sono incrociate carovane, rotte di pellegrinaggio e culture diverse, si estende la regione di NEOM: circa 26.500 chilometri quadrati di paesaggi che alternano massicci rocciosi, vasti wadi e altipiani desertici. Al confine fra tre continenti, l’altopiano del Ḥismā custodisce uno dei patrimoni rupestri ed epigrafici più ricchi e meno indagati della Penisola Arabica. È in questo scenario che, nell’ottobre 2024, ES Progetti e Sistemi ha avviato — su incarico del NEOM Heritage Department — il Petroglyph and Linguistic Study Project, ambizioso programma interdisciplinare dedicato all’area di Bajdah.
Lo scopo
L’obiettivo del progetto è stato quello di documentare, analizzare e contribuire alla preservazione del patrimonio rupestre, epigrafico e archeologico della regione, restituendone la complessa stratificazione culturale e linguistica. Il committente chiedeva non soltanto un censimento delle evidenze, ma anche una metodologia replicabile, capace di coniugare archeologia tradizionale, tecnologie digitali avanzate e modelli predittivi per orientare le future strategie di tutela e valorizzazione del territorio di NEOM.
Il lavoro svolto
Tra ottobre 2024 e i primi di marzo 2025, un team di circa venti professionisti — otto operativi sul campo e ulteriori specialisti in remoto, tra archeologi, epigrafisti, esperti di arte rupestre, conservatori, specialisti GIS e modellisti predittivi — ha percorso a piedi circa 105 chilometri di territorio, visitando complessivamente 24 siti. Diciannove sono stati documentati con un rilievo archeologico completo, sette dei quali studiati in profondità; sette risultano di nuova individuazione. L’approccio ha integrato la ricognizione pedonale tradizionale con un sistema digitale ad alta specializzazione: rilievo fotogrammetrico ad alta risoluzione, modellazione 3D, mappatura aerea con drone — in particolare sul sito di Jabal al-Safīna (la cosiddetta “Ship Rock”, N00471) — e un modello predittivo per individuare aree potenzialmente ricche di evidenze non ancora note. Tutte le informazioni sono confluite in un geodatabase strutturato secondo standard internazionali.
I risultati raggiunti
I numeri raccontano la portata dell’intervento: 277 strutture, 72 manufatti (26 dei quali prelevati per studio), 447 pannelli, 167 petroglifi e 816 iscrizioni catalogate. Il solo sito di Jabal al-Safīna ha restituito 772 iscrizioni, una concentrazione senza precedenti che ne conferma il ruolo di nodo strategico nelle reti di mobilità trans-arabica. Il corpus epigrafico spazia dall’arabo proto-islamico al nord-arabico antico (Hismaico, Thamudico B e D), dal nabateo al sud-arabico antico, fino a un’iscrizione in greco: una diversità che fa di Bajdah un autentico crocevia di civiltà. La cronologia delle evidenze copre un arco che dal Neolitico arriva al periodo post-medievale, con probabili tracce di età paleolitica nel sito N00520. Sul fronte conservativo sono stati inoltre realizzati interventi mirati su pannelli particolarmente vulnerabili, contribuendo a fissare nuovi standard di tutela per il patrimonio rupestre del nord-ovest arabico.
Il progetto, oggi punto di riferimento metodologico per la documentazione archeologica della regione, non rappresenta un punto di arrivo, ma una solida base su cui costruire la futura ricerca, la conservazione e la valorizzazione pubblica di un patrimonio millenario.


